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Investimenti sostenibili, il rischio greenwashing – Francesco Bruno su FORTUNE

Il tema dello sviluppo sostenibile e della tutela degli ecosistemi risulta essere una frontiera fondamentale della politica del diritto. Lo conferma l’incremento degli investimenti nei fondi «Environmental, Social, Governance» (ESG) a livello mondiale: il meccanismo legale solitamente utilizzato dalle imprese per tutti gli altri impegni finanziari deve, però, essere integrato da una documentazione pubblica in cui si dimostra la solerzia dell’azienda verso la sostenibilità. Al livello globale i parametri enucleati nelle diverse legislazioni sono differenti gli uni dagli altri, ma l’aspetto interessante, è l’emanazione di una norma che, al livello europeo, prevede nuovi obblighi in grado, tra le altre cose, di ridurre il rischio di greenwashing: su questo si sofferma Francesco Bruno, Ordinario di Diritto Ambientale e Founding Partner di B – Società tra Avvocati, su FORTUNE ITALIA. Clicca qui per l’articolo completo

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L’European Green Deal è una scommessa. Prof. Francesco Bruno su Fortune Italia

Ursula von der Leyen, presidentessa dell’esecutivo Ue ha lanciato l’European Green Deal, contenente piani e obiettivi della rivoluzione verde che è nei progetti di Palazzo Berlaymont: «Da un lato c’è la nostra visione per un continente climaticamente neutro per il 2050 e dall’altro una roadmap interamente dedicata, che prevede 50 azioni». Su Fortune Italia, Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale al Campus Biomedico di Roma e partner dello Studio Internazionale Pavia & Ansaldo, commenta la notizia e analizza le misure contenute nella manovra, auspicandosi che “questa sia l’occasione di ridare dignità alle singole persone “umane” (tutti noi) danneggiate da condotte che non hanno considerato che l’ecosistema ha un valore inestimabile, anzi ogni suo “frammento” ha un valore inestimabile, un valore “esistenziale” più che “biologico”, che intacca la nostra cultura e la nostra storia e si collega alla liberta di agire senza essere danneggiati a “casa” nostra”. “La speranza – prosegue Bruno –  tuttavia è che ciò non si fondi su una visione ecocentrica del rapporto tra uomo e ambiente, ma antropocentrica, in cui è l’essere umano ad essere il “soggetto” destinatario dei (potenziali) benefici delle politiche pubbliche. Senza che la natura abbia un valore in “sé”. Qui l’intervento integrale.

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