Francesco Bruno

Packaging e MOCA, la svolta UE tra riciclabilità e bisfenoli: l’analisi del prof. Francesco Bruno

Packaging e MOCA, la svolta UE tra riciclabilità e bisfenoli: l’analisi del prof. Francesco Bruno per La Repubblica

I nuovi regolamenti europei su packaging e sicurezza chimica dei materiali a contatto con gli alimenti (UE 2025/40 e 2024/3190) segnano un passaggio netto: per le imprese diventano centrali progettazione, prove e tracciabilità, con ricadute lungo tutta la filiera e possibili effetti anche sul prezzo finale. Il cambio riguarda produttori, grande distribuzione e ristorazione. Entro il 12 febbraio 2027 bar e ristoranti dovranno consentire ai clienti l’uso di contenitori propri “a condizioni non peggiorative” e, dal 2028, offrire un’opzione in imballaggio riutilizzabile. A chiarire la portata della transizione è il professor Francesco Bruno, partner di B-HSE Società tra Avvocati, intervistato da la Repubblica per Affari&Finanza: «Bisognerà garantire e dimostrare che l’imballaggio sia progettato per la riciclabilità e sia minimizzato». Tra due diligence preventiva, nuovi oneri documentali e il divieto dei bisfenoli destinato a diventare operativo dal 20 luglio 2026, la sfida sarà trovare un equilibrio credibile fra tutela di salute e ambiente e sostenibilità economica delle imprese. Per approfondire l’analisi, è disponibile l’intervento integrale.

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Come una finanza sostenibile può creare beneficio alla società senza gravare sul sistema ambientale – Prof. Francesco Bruno su Corriere Romagna

Sviluppo sostenibile, tutela degli ecosistemi e ponderazione degli interessi tra attività produttiva, lavoro e preservazione dell’ambiente sono stati i temi principali toccati dal prof. Francesco Bruno, Founding Partner di B – società tra avvocati, nell’ambito dell’intervista rilasciata sul Corriere Romagna. L’obiettivo cardine della finanza sostenibile è quello di creare beneficio alla società, non gravando sul sistema ambientale. Questo è possibile solo grazie a una burocrazia trasparente, che mette tutto “nero su bianco”, dichiarando intenzioni, progettualità e relativo impatto. Tuttavia, manca ancora uniformità nelle normative. A livello globale infatti le varie autorità e legislazioni utilizzano parametri diversi per autodichiararsi eco-compatibili. Questo, chiaramente, aumenta il rischio di greenwashing, poiché rende i controlli differenti da impresa a impresa, creando un sistema non standardizzato che dunque non consente di vigilare uniformemente sull’effettiva applicazione delle misure. Clicca qui per leggere l’intero articolo.

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Standard più severi per dare patenti di Esg ai prodotti finanziari – Prof. Bruno su Il Sole 24 ORE

I fondi Esg (Environmental, Social and Governance) hanno raggiunto centralità nel sistema economico mondiale: ad oggi non si può fare a meno della finanza sostenibile. Questi strumenti sono pensati per indirizzare i capitali verso attività che generino plusvalenze economiche senza gravare negativamente sulla società e sull’ambiente. La nuova proposta presentata dalla European Commission il 6 luglio scorso tenta di ovviare ad alcune criticità di questo strumento finanziario, introducendo criteri a cui gli emittenti potranno aderire su base volontaria: un importante passo avanti che non riesce però a risolvere definitivamente le problematiche sul tema. Su Il Sole 24 ORE il contributo di Francesco Bruno, Ordinario di Diritto ambientale e Founding Partner di B – Società tra avvocati.  Per leggere l’intero articolo clicca qui

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Investimenti sostenibili, il rischio greenwashing – Francesco Bruno su FORTUNE

Il tema dello sviluppo sostenibile e della tutela degli ecosistemi risulta essere una frontiera fondamentale della politica del diritto. Lo conferma l’incremento degli investimenti nei fondi «Environmental, Social, Governance» (ESG) a livello mondiale: il meccanismo legale solitamente utilizzato dalle imprese per tutti gli altri impegni finanziari deve, però, essere integrato da una documentazione pubblica in cui si dimostra la solerzia dell’azienda verso la sostenibilità. Al livello globale i parametri enucleati nelle diverse legislazioni sono differenti gli uni dagli altri, ma l’aspetto interessante, è l’emanazione di una norma che, al livello europeo, prevede nuovi obblighi in grado, tra le altre cose, di ridurre il rischio di greenwashing: su questo si sofferma Francesco Bruno, Ordinario di Diritto Ambientale e Founding Partner di B – Società tra Avvocati, su FORTUNE ITALIA. Clicca qui per l’articolo completo

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La riforma dei reati agroalimentari e i profili di responsabilità dell’ente. L’analisi del Prof. Francesco Bruno

E’ attualmente in discussione al Senato il disegno di legge governativo (DDL S n. 283) rubricato “Nuove norme in materia di reati agroalimentari”. Nella Newsletter realizzata da 24ORE Professionale (Il Sole 24 Ore) per MeliusForm Business School il professor Francesco Bruno, Ordinario di diritto alimentare all’Università Campus Bio-medico di Roma e avvocato, ne analizza pregi e criticità. Il prof. Bruno, nella sua analisi, parte del contesto economico. «Rammentiamo sinteticamente il contesto economico in cui si inserisce la proposta di riforma. Il settore alimentare, insieme al fashion e alla meccanica, integra la vera spinta propulsiva del nostro Paese. La trasformazione alimentare rappresenta il primo settore industriale d’Europa, con oltre 1.050 miliardi di euro di fatturato e 4,3 milioni di addetti. In Italia, la trasformazione alimentare costituisce la seconda “industria”, dopo il settore metalmeccanico, con 127 miliardi di fatturato, dei quali 23 miliardi vanno all’export, oltre 410mila addetti e 6.500 imprese (i dati non sono aggiornatissimi, ma danno una idea della rilevanza del comparto). Nell’ultimo decennio, l’industria alimentare ha registrato una crescita di oltre il 10%, a fronte di un decremento dell’industria manifatturiera nel suo complesso. La quota di ’“export” dell’industria alimentare sta crescendo significatamente, proprio sull’assunto dell’importanza dell’immagine del made in Italy. La nostra immagine (ancora), frutto del connubio tra bellezza, arte, natura e cibo, è una fonte di marketing per i nostri prodotti imprenscindibile, soprattutto nei mercati c.d. emergenti. Inoltre, si tratta di un settore anciclico, come si è avuto modo di vedere durante le crisi del debito (prima privato, poi pubblico) nel 2007-2011 e ora con il convid-19. Vi sono però rilievi negativi che possono essere fatti: l’incidenza export/ fatturato del settore, malgrado le forti potenzialità e la grande immagine del made in Italy, si ferma a circa il 20 %: una percentuale inferiore a quella di Francia e Germania. Pertanto, la nostra produzione è troppo legata a dinamiche interne sui consumi. Inoltre, vi è una forte frammentazione e un dimensionamento non ottimale delle imprese (a livello agricolo e di trasformazione) e ciò crea, per un verso, una difficoltà di competere nei mercati internazionali (e si è perdenti soprattutto nei confronti dei Paesi che riescono meglio a presentarsi con aziende più performanti e grandi, come la Francia)». Il professore si concentra poi sulle modifiche alla legge n. 283/1962 che assumerà un ruolo centrale (quasi) esclusivamente per le contravvenzioni, approfondendo nel dettaglio la (potenziale) novella del d.lgs. 231/2001 e il modello “speciale” per le imprese agroalimentari. Secondo Francesco Bruno, questa riforma, ispirata da esigenze di food safety, salute pubblica e tutela dei consumatori, si basa su tre pilastri:   Rielaborazione della struttura delle fattispecie incriminatrici collegate all’esercizio dell’impresa alimentare; Introduzione di strumenti a scoraggiare e fronteggiare fenomeni particolarmente gravi di frode alimentare;   (possibile) Estensione di tali reati nel novero dei reati presupposto ai sensi del decreto 231   Qui per leggere l’intervento completo. Qui per leggere la newsletter integrale.

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Sicurezza alimentare, regole Ue, sostenibilità e fake news. Il Foglio intervista il prof.Francesco Bruno

Il quotidiano Il Foglio, all’interno dell’inserto “Salute”, ospita l’intervista al professor Francesco Bruno, avvocato e docente di Diritto ambientale e Diritto alimentare presso l’università Campus Bio-Medico di Roma, autore de “Il diritto alimentare nel contesto globale: Usa e Ue a confronto. Food Safety, Food Health e Food Security”. Sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica, ruolo dell’Ue, functional food, confine tra alimento e medicinale, etichette alimentari e lotta alle fake news. Sono i temi toccati nel colloquio tra la giornalista Bianca Maria Sacchetti e il professor Bruno. Secondo il professor Bruno, “per le nuove generazioni la sostenibilità ambientale, i cambiamenti climatici e i prodotti tipici hanno un valore determinante nella scelta degli alimenti da acquistare. Ciò, per un verso ci incoraggia per il futuro del nostro pianeta, per l’altro tuttavia ci apre a nuovi dubbi. Cosa si intende per etica alimentare nel 2020, quando ancora più di un miliardo di persone vivono in una condizione di fame? In che senso la sostenibilità ambientale può essere realmente raggiunta, in un mondo in cui ci sono interi continenti che fanno dumping ambientale, non prevedendo alcuna normativa a tutela degli ecosistemi o della sicurezza dei lavoratori?“. “Bauman diceva che la modernità è la convinzione che il cambiamento sia l’unica cosa permanente e l’incertezza l’unica certezza. E quello che succede nel settore alimentare non è altro che un riflesso della società attuale“, sostiene Bruno che poi si chiede se “era meglio quando la pubblicità (palese e occulta) sugli alimenti passava solo attraverso i media tradizionali o ora che tutti partecipiamo attraverso i social (inconsapevolmente) a rendere confuso il mercato“. Qui per leggere l’intervista integrale.    

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Circular economy, una grande occasione. Le riflessioni del prof. Francesco Bruno

Sul quotidiano economico Milano Finanza, Francesco Bruno, professore ordinario di Diritto Ambientale al Campus Bio-Medico di Roma e partner dello Studio Legale Pavia e Ansaldo, ha spiegato perchè l’economia circolare rappresenta un fiore all’occhiello in Italia. “Poche settimane fa il parlamento italiano ha recepito le direttive europee denominate Circular Economy Package, un insieme di quattro atti con i quali l’Unione Europea intende innalzare la quantità e la qualità degli obiettivi in tema di economia circolare e che diventerà uno dei pilastri del Green Deal europeo. Si tratta di un passaggio fondamentale per promuovere la transizione verso questo nuovo tipo di economia, favorire il ridisegno dei processi industriali in questa nuova ottica e promuovere la transizione da una «gestione dei rifiuti» a una «gestione sostenibile dei materiali»”, sostiene il professore. “Il nostro Paese – spiega ancora Bruno – continua a primeggiare tra le grandi nazioni europee. L’indotto dell’economia circolare in Italia supera quello di Germania, Francia, Spagna e Polonia. Questa leadership si lega a un carattere distintivo del popolo italiano: la creatività e l’arte di arrangiarsi. E va a smentire un luogo comune: l’incapacità di fare sistema. Perché in questo caso tante aziende sono riuscite a unire le forze per ricavare vantaggi comuni. Questa posizione, in un mercato che in Italia vale circa 345 miliardi di euro e due milioni di occupati (dati del rapporto La bioeconomia in Europa, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Assobiotec e il Cluster Spring) ci posiziona più in generale come economia verde al terzo posto in Europa alle spalle di Germania (414 miliardi) e Francia (359 miliardi). Le nuove norme puntano a migliorare l’ambiente (con una riduzione media annua delle emissioni di 617 milioni di tonnellate di CO2 equivalente) e a riutilizzare e riciclare il 65% dei rifiuti urbani entro il 2035, a fronte del 50% circa del 2010. Nel nostro Paese potrebbero avere un impatto positivo sull’occupazione di almeno 500mi1a posti di lavoro in più. Una grande occasione, dunque, rispetto alla quale il Sistema Italia dovrà farsi trovare pronto, sfruttando al meglio la posizione di vantaggio ai blocchi di partenza”. Qui per leggere il contributo integrale.   (11 novembre 2020)

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Dall’era della sostenibilità a quella della riconversione. L’analisi del prof. Francesco Bruno su La Stampa

Sul quotidiano La Stampa, le riflessioni di Francesco Bruno, professore ordinario di diritto ambientale all’Università Campus Bio-medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo. “In questo periodo di incertezza post covid-19 si sta passando velocemente dall’era della “sostenibilità” a quella della “riconversione” delle attività produttive. L’inquinamento del suolo e del sottosuolo, i cambiamenti climatici, la limitazione della quantità e qualità delle risorse idriche non connoteranno più la nostra società come effetti indesiderati ma tollerati, in quanto esternalità negative dell’attività di impresa. C’è stata una forte accelerazione. Il diritto alla preservazione dell’ambiente, in quanto tutela della salute, è sentito oramai da tutti noi un diritto fondamentale della persona. Per rendersi conto di questo passaggio – dal punto di vista della politica del diritto ambientale – epocale, è sufficiente guardare ai segnali che provengono dall’Europa e contestualizzarli nel quadro giuridico esistente, a partire dal green new deal annunciato dalla Presidente della Commissione Europea prima dell’avvento del virus, pertanto in un momento tutt’altro che emergenziale”. “Sottesa a questo mutamento di politica europea, sembrerebbe esserci una rinnovata concezione del rapporto tra uomo e natura, che si presenta come un difficile equilibrio tra le due tipologie di “libertà” (nella accezione di I. Berlin, Due concetti di Libertà, Milano, 2000): la libertà “di” (esercitare attività imprenditoriali); la libertà “da” (l’inquinamento provocato da queste). L’una limita l’altra, ma creando un sistema in assoluto equilibrio. In un periodo in cui la competizione geoeconomica e degli assetti istituzionali assume connotati determinanti, la specifica criticità italiana è forse da addebitare alla necessità di ridisegnare l’intervento pubblico statale (che dovrà distribuire le risorse europee incentivando progetti virtuosi), attraverso una nuova combinazione dei rapporti pubblico-privati, tesi a governare in una struttura mista sia il territorio, che la capacità di impiego delle diverse risorse dello stesso. Centrale è l’applicazione della sussidiarietà in senso orizzontale tra Stato e regioni, che non mortifica l’iniziativa economica; anzi, la indirizza verso gli obiettivi della crescita del prodotto interno lordo. Tuttavia, se si dovessero considerare le esperienze (senza andare troppo lontano) degli ultimi decenni dell’intervento pubblico in economia, non si può non essere consapevoli che il rischio di perdere il treno della riconversione del nostro tessuto produttivo in modo da renderlo innovativo, ecocompatibile e competitivo è davvero alto”. Qui per leggere l’articolo integrale.

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Il Dipartimento Ambiente di Pavia e Ansaldo guidato dai prof. Matteo Benozzo e Francesco Bruno nella lista dei migliori studi legali del 2020

Sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore, un approfondimento, a firma della giornalista Valeria Uva, sui migliori studi legali del 2020 nel settore “Ambiente, Energia e Infrastrutture“, individuati in base alla ricerca “Studi legali dell’anno 2020“, giunta alla seconda edizione, effettuata dalla società di ricerca Statista per il Sole 24 Ore, in collaborazione con Guida al diritto. Il risultato si basa sulle segnalazioni – da parte di avvocati, giuristi d’impresa e clienti – degli studi legali attivi a livello nazionale in 13 settori di competenza oltre a quello già citato di Ambiente, Energia e Infrastrutture: Corporate; M&A e restructuring; Diritto Bancario e finanziario; Proprietà e real estate; Privacy e cybersecurity; Life  e Healtcare; Lavoro e Welfare; Tributario; Amministrativo e appalti; Contenzioso e Arbitrato; Famiglia e successioni; Penale; Proprietà intellettuale e Tmt. Tra i principali studi legali del 2020 che si occupano di Diritto Ambientale anche il dipartimento dedicato dello Studio Legale Internazionale Pavia e Ansaldo, guidato dai partner Francesco Bruno, professore ordinario di diritto ambientale all’Università Campus Biomedico di Roma, e Matteo Benozzo, docente Diritto Ambientale all’Università degli Studi di Macerata.  Così si legge sull’articolo del Sole 24 Ore dal titolo: “I giuristi «green» si riconvertono alla sicurezza lavoro”: “Svanito l’effetto Greta Thunberg, accantonato il green new deal europeo da mille miliardi, il diritto ambientale in pochi giorni ha cambiato volto per far fronte all’ emergenza sanitaria, ma nel medio periodo conta di tornare in agenda come fattore chiave della ripresa […]. «Naturale che i grandi temi come il climate change o le emissioni inquinanti siano stati per un momento accantonati – conferma Matteo Benozzo, alla guida insieme con Francesco Bruno del dipartimento Ambiente di Pavia e Ansaldo – e in qualche caso le revenues potrebbero anche averne sofferto, ma chi come noi aveva questa chiave multidisciplinare estesa ai profili di sicurezza non ha avuto stop». Al contrario, è nata la nuova expertise dei protocolli Covid. Certo anche per la sicurezza il focus potrebbe spostarsi nei prossimi mesi dalla fase preventiva di mitigazione del rischio a quella successiva, di gestione dell’ evento avvenuto «e gli avvocati dovrebbero trovarsi pronti, rafforzando le competenze nel penale» prevede Benozzo”. Qui per leggere l’articolo integrale

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Made in Italy, sicurezza e inclusione delle pmi: così ripartirà l’agroalimentare. Sul Sole 24 Ore l’analisi dei prof. Francesco Bruno e Laura De Gara

Le riflessioni della professoressa De Gara e del prof. Bruno sono state presentate nel corso del webinar «Il settore alimentare e la sfida del post emergenza Covid19» “È necessario stabilire una nuova politica di settore che consenta di fronteggiare le sfide cruciali per l’intero sistema economico nazionale dopo l’avvento dell’emergenza sanitaria. Le imprese agroalimentari hanno bisogno di un serio apporto delle istituzioni a livello regionale, nazionale e internazionale: la tradizione gastronomica e culinaria globalmente riconosciuta, il Made in Italy, può ancora giocare una partita vincente. La ripresa passerà da due fronti: l’integrità della filiera e la preservazione della salute dei lavoratori“. È il messaggio lanciato sul quotidiano Il Sole 24 Ore dalla professoressa Laura De Gara, Preside della Facoltà di Scienze e tecnologie per l’uomo e l’ambiente dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, e dal professor Francesco Bruno,  professore ordinario di Diritto alimentare presso Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo. Qui per leggere l’intervento integrale.

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