Italia

Il cambio di poltrona Trump-Biden influenzerà le relazioni commerciali con l’Italia? L’analisi di Matteo Benozzo sul quotidiano «Domani»

La fine dell’era Trump e l’arrivo del nuovo presidente Joe Biden alla Casa Bianca hanno segnato un significativo cambio di marcia nell’amministrazione statunitense. Gli equilibri politici e diplomatici sono destinati a modificarsi di conseguenza e larghe ripercussioni si registreranno anche nella sfera commerciale. Quale futuro per l’export italiano, di cui gli USA sono i principali destinatari? Sul quotidiano «Domani» analisi e scenari del prof. Matteo Benozzo, founding partner di B – Società tra Avvocati. Clicca qui per leggere l’articolo completo. Pubblicato il 18/02/21  

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Economia circolare e Recovery Fund. L’intervista del prof. Matteo Benozzo a Rai 3

L’UE ha avviato ben il 62 per cento delle iniziative intraprese nel mondo nel campo dell’economia circolare. Solo in Italia questo comparto vale 345 miliardi e due milioni di occupati. Nel focus di TGR RegionEuropa, le prospettive economiche delineate da Matteo Benozzo, professore di Diritto Ambientale all’Università di Macerata: «I fondi del Recovery Fund che si innestano con il Green New Deal sono una grande opportunità. Possono essere investiti per le imprese, per un rinnovamento tecnologico, per un miglioramento delle strutture e delle infrastrutture che siano necessarie alle imprese per migliorare la propria competitività» Il video di Rai3 (dal min. 2.00)

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Il caso delle uova con insetticida svela limiti e forze del nostro sistema. L’analisi del prof. Francesco Bruno su Formiche.net

Formiche.net – 12 agosto 2017   La crisi delle uova contaminate all’insetticida Fipronil ci ricorda la fragilità di alcuni settori strategici per la nostra economia e lo stretto legame tra attività produttiva e sicurezza pubblica e la singolarità del comparto di distribuzione di prodotti alimentari: l’alimento è ingerito dall’uomo, diviene parte del nostro corpo e ogni suo “difetto”, anche il più insignificante, può causare un danno alla nostra salute, considerata da tutte le costituzioni dei paesi occidentali (e dai trattati internazionali) come un diritto inviolabile. Inoltre, paradossalmente, la crisi alimentare di oggi, seppur considerando le probabili inefficienze riferibili ai controlli iniziali del paese europeo dove è stato commercializzato il prodotto insano (l’Olanda, pare), evidenza come il diritto alimentare europeo (nato con il regolamento n. 178/2002) abbia introdotto un meccanismo di allarme rapido (acronimo inglese RASFF: Rapid Alert System for Food and Feed) riferito alle emergenze alimentari che sembrerebbe ben funzionare. Prima di tale sistema, noi oggi non avremmo avuto contezza della provenienza e destinazione e (probabile) diffusione della emergenza, in quanto – come è noto – nell’Unione Europea le merci circolano liberamente da Stato membro a Stato membro, senza ulteriori controlli di sorta. Il diritto europeo, invero, si contraddistingue per una applicazione (al limite del metagiuridico) del principio di precauzione, una autorizzazione sanitaria preventiva al commercio di alimenti (oltre a quelle specifiche per i prodotti nuovi e con utilizzo di tecnologie alimentari innovative) che li presuppone (totalmente) privi di rischi per la salute, un complesso sistema di Agenzie a livello “centrale” europeo e nazionale, una attenzione regolatoria ai profili di sostenibilità ambientale dell’attività produttiva, nonché per una suddivisione tra scelta politica di gestione del rischio, in capo ad una istituzione politico-amministrativa (la Commissione europea) e di valutazione dello stesso, in capo ad una autorità scientifico-amministrativa (la Agenzia Alimentare Europea con sede in Italia, a Parma). Siffatta struttura appare, dunque, in grado di tutelare i consumatori dalla commercializzazione di alimenti insalubri, le istituzioni sembrerebbero dialogare velocemente e i dati tecnici e logistici sono disponibili in tempo reale agli investigatori e agli organi di controllo dei vari paesi. La legislazione alimentare europea è stata introdotta con logica emergenziale (come spesso accade) a causa delle spinte dell’opinione pubblica dopo la crisi della BSE (come dimenticarla), del pollo alla diossina e del pesce al mercurio. Quindi, ci si potrebbe chiedere come “approfittare” oggi della crisi delle uova all’insetticida. Probabilmente, manca ancora un tassello per rendere il sistema alimentare realmente efficiente: farlo diventare una “global food law”, cercando di fare in modo che a livello mondiale tutti i soggetti protagonisti della filiera alimentare siano indirizzati verso una sostenibilità nutrizionale ed ambientale, che passa attraverso un sostegno ai territori in quanto presidi di biodiversità, qualità del cibo e dei prodotti tradizionali. Tale passaggio auspicabilmente in futuro potrebbe realizzarsi attraverso il dialogo, lo scambio di idee tra studiosi e operatori, nonchéattività di ricerca condivisa orientata all’individuazione di comuni identità e valori.Operazione difficile in tempi in cui la cooperazione internazionale sembrerebbe non più di moda, ma comunque da tentare.

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«Acqua chiusa a Roma? Quasi impossibile. Il lago di Bracciano copre solo l’8% del fabbisogno» Intervista de Linkiesta.it al prof. Francesco Bruno

Linkiesta.it – 25 luglio 2017   “L’interruzione del servizio idrico a Roma? Un’ipotesi improbabile. Il punto però, oltre l’emergenza più o meno grave, è affrontare il tema centrale dell’organizzazione efficiente delle risorse idriche”. A sostenerlo è il professor Francesco Bruno, docente di diritto ambientale presso l’università La Sapienza di Roma e l’Università del Molise, avvocato dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo e autore di un volume nel 2012 dal titolo quanto mai attuale: “Tutela e gestione delle acque”. Il governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha deciso di fermare il prelievo dell’acqua dal lago di Bracciano: il livello del lago sarebbe così basso da prospettare la catastrofe ambientale. Secondo alcuni, la Regione rischia di vedersi contestato il reato di disastro ambientale. E’ un’ipotesi concreta?  Con la riforma degli ecoreati del 2015 sono stati introdotti una serie di strumenti volti a prevenire il depauperamento delle risorse ambientali, fra le quali le più importanti sono le risorse idriche. Il reato di disastro ambientale è il reato più severo e riguarda le possibilità che possano essere distrutte le matrici ambientali di un ecosistema. In questo caso, la disposizione andrebbe applicata a un comportamento omissivo della regione, che non avrebbe bloccato in tempo il prelievo di acqua dal lago di Bracciano, ma ritengo che questa sia un’ipotesi piuttosto azzardata. La condotta cui fa riferimento il reato è legata a una diretta distruzione dell’ambiente da parte del soggetto. Certo, ci può anche essere omissione, ma nel caso che abbiamo di fronte mi sembra un’eventualità eccessivamente articolata. Acea starebbe predisponendo un piano per razionare l’erogazione dell’acqua nella Capitale, prevedendo fino a otto ore al giorno di interruzione. I romani devono veramente prepararsi a restare a secco? Come ha fatto notare il governatore Zingaretti, Acea preleva dal lago di Bracciano solo l’8% di tutto il fabbisogno. Credo che il gestore della risorsa idrica, tranne in casi eccezionali, dovrebbe essere in grado di garantire all’utente il servizio con un margine abbastanza ampio, anche in caso di siccità. L’interruzione del prelievo dell’acqua dal bacino di Bracciano stabilita dalla Regione è una misura molto severa, ma il gestore dovrebbe essere sempre in grado di saper compensare questa mancanza. Con l’emergenza idrica è tornato d’attualità il tema della privatizzazione dei sistemi di gestione dell’acqua. Nel referendum del 2011 gli italiani hanno bocciato questa possibilità. Fosse andata diversamente oggi non ci ritroveremmo in questa emergenza? Non è tanto un problema di acqua pubblica o di acqua privata, ma un tema di gestione e organizzazione efficiente delle risorse idriche, attività che può essere svolta da un privato, da un pubblico o da un soggetto misto pubblico-privato, come Acea. Occorrerebbe prendere atto degli effetti dei cambiamenti climatici, constatare che l’Italia è uno di quei Paesi in cui la desertificazione sta avanzando in maniera più evidente. Questa situazione necessita di una nuova pianificazione e programmazione del patrimonio idrico, a prescindere da una discussione, a volte oggetto di tifo politico, sulla privatizzazione delle risorse idriche. In modo da conservare questo patrimonio per le generazioni future. Gli accordi internazionali sul clima possono spingere i Paesi, e quindi anche l’Italia, a migliorare la situazione? Sul tema certamente non incide l’accordo di Parigi, poi rinnegato e non firmato dagli Stati Uniti. A livello europeo esiste una direttiva quadro sulla gestione delle acque che, se applicata in maniera efficiente, dovrebbe già garantire che non vi sia uno spreco e una cattiva utilizzazione della risorsa idrica. La direttiva obbliga gli Stati membri a evitare ogni tipologia di spreco della risorsa idrica, anche attraverso modalità organizzative più efficienti delle reti di somministrazione dell’acqua. Come ogni direttiva comunitaria prevede responsabilità dello Stato per inottemperanza degli obblighi comunitari. L’Italia è certamente lo Stato membro che ha più infrazioni per inottemperanza della normativa ambientale europea, in particolare nel settore idrico. Il rischio è che questo ritardo nell’applicazione della politica ambientale comunitaria possa provocare danni ai cittadini e alle imprese, nonché ulteriori procedure di infrazione e relative sanzioni allo Stato. A livello internazionale esiste poi una serie di convenzioni che dovrebbe portare a un uso efficiente delle risorse idriche e a una prevenzione di tutti i danni derivanti dalla mancanza di acqua. Faccio riferimento alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua del 1977 e soprattutto alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, in cui viene precisato che “l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono un diritto umano essenziale” e pertanto devono essere garantiti come un diritto fondamentale

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