Pavia e Ansaldo

Dall’era della sostenibilità a quella della riconversione. L’analisi del prof. Francesco Bruno su La Stampa

Sul quotidiano La Stampa, le riflessioni di Francesco Bruno, professore ordinario di diritto ambientale all’Università Campus Bio-medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo. “In questo periodo di incertezza post covid-19 si sta passando velocemente dall’era della “sostenibilità” a quella della “riconversione” delle attività produttive. L’inquinamento del suolo e del sottosuolo, i cambiamenti climatici, la limitazione della quantità e qualità delle risorse idriche non connoteranno più la nostra società come effetti indesiderati ma tollerati, in quanto esternalità negative dell’attività di impresa. C’è stata una forte accelerazione. Il diritto alla preservazione dell’ambiente, in quanto tutela della salute, è sentito oramai da tutti noi un diritto fondamentale della persona. Per rendersi conto di questo passaggio – dal punto di vista della politica del diritto ambientale – epocale, è sufficiente guardare ai segnali che provengono dall’Europa e contestualizzarli nel quadro giuridico esistente, a partire dal green new deal annunciato dalla Presidente della Commissione Europea prima dell’avvento del virus, pertanto in un momento tutt’altro che emergenziale”. “Sottesa a questo mutamento di politica europea, sembrerebbe esserci una rinnovata concezione del rapporto tra uomo e natura, che si presenta come un difficile equilibrio tra le due tipologie di “libertà” (nella accezione di I. Berlin, Due concetti di Libertà, Milano, 2000): la libertà “di” (esercitare attività imprenditoriali); la libertà “da” (l’inquinamento provocato da queste). L’una limita l’altra, ma creando un sistema in assoluto equilibrio. In un periodo in cui la competizione geoeconomica e degli assetti istituzionali assume connotati determinanti, la specifica criticità italiana è forse da addebitare alla necessità di ridisegnare l’intervento pubblico statale (che dovrà distribuire le risorse europee incentivando progetti virtuosi), attraverso una nuova combinazione dei rapporti pubblico-privati, tesi a governare in una struttura mista sia il territorio, che la capacità di impiego delle diverse risorse dello stesso. Centrale è l’applicazione della sussidiarietà in senso orizzontale tra Stato e regioni, che non mortifica l’iniziativa economica; anzi, la indirizza verso gli obiettivi della crescita del prodotto interno lordo. Tuttavia, se si dovessero considerare le esperienze (senza andare troppo lontano) degli ultimi decenni dell’intervento pubblico in economia, non si può non essere consapevoli che il rischio di perdere il treno della riconversione del nostro tessuto produttivo in modo da renderlo innovativo, ecocompatibile e competitivo è davvero alto”. Qui per leggere l’articolo integrale.

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L’European Green Deal è una scommessa. Prof. Francesco Bruno su Fortune Italia

Ursula von der Leyen, presidentessa dell’esecutivo Ue ha lanciato l’European Green Deal, contenente piani e obiettivi della rivoluzione verde che è nei progetti di Palazzo Berlaymont: «Da un lato c’è la nostra visione per un continente climaticamente neutro per il 2050 e dall’altro una roadmap interamente dedicata, che prevede 50 azioni». Su Fortune Italia, Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale al Campus Biomedico di Roma e partner dello Studio Internazionale Pavia & Ansaldo, commenta la notizia e analizza le misure contenute nella manovra, auspicandosi che “questa sia l’occasione di ridare dignità alle singole persone “umane” (tutti noi) danneggiate da condotte che non hanno considerato che l’ecosistema ha un valore inestimabile, anzi ogni suo “frammento” ha un valore inestimabile, un valore “esistenziale” più che “biologico”, che intacca la nostra cultura e la nostra storia e si collega alla liberta di agire senza essere danneggiati a “casa” nostra”. “La speranza – prosegue Bruno –  tuttavia è che ciò non si fondi su una visione ecocentrica del rapporto tra uomo e ambiente, ma antropocentrica, in cui è l’essere umano ad essere il “soggetto” destinatario dei (potenziali) benefici delle politiche pubbliche. Senza che la natura abbia un valore in “sé”. Qui l’intervento integrale.

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Caos rifiuti a Roma, prof. Francesco Bruno: «Non ci sono alternative al commissariamento. Unica vera politica è economia circolare». Intervista a Il Tempo

“È l’occasione giusta per allineare la Capitale all’obbligo della raccolta differenziata. Si deve puntare sugli eco distretti e sull’economia circolare”  Il quotidiano Il Tempo intervista il professor Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, sul caos rifiuti nella Capitale, dove è in atto una nuova emergenza. Secondo il professore e giurista, «oltre che dal punto di vista igienico-sanitario, oramai ci sono anche tutti i requisiti giuridici affinché il Governo commissari la gestione dei rifiuti a Roma, imponendo l’immediata ripulitura della città in tempi brevissimi e la riorganizzazione del sistema di raccolta in tempi medi. Perché così, oramai, non si può più andare avanti con questo sistema fallimentare». Bruno spiega infatti che «il Ministero per l’Ambiente farebbe bene a valutare la nomina di un commissario ad hoc per una scelta di indirizzo nazionale in grado di evitare anche l’eventuale rischio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. Il Campidoglio potrebbe esercitare un potere enorme, anche in qualità di azionista di controllo di una società in house come Ama, che in quanto società pubblica ha il dovere di perseguire lo scopo di un servizio efficiente senza l’assillo del profitto. Senza dimenticare, peraltro, che il Comune dovrebbe agire anche in qualità di ente appaltante del servizio, esigendo il rispetto del contratto e ponendo fine alle condotte inadeguate che hanno portato a questa ennesima emergenza da cui bisogna uscire immediatamente». Il professore sulle tempistiche per uscire dall’emergenza è ancora più netto:«Davanti a potenziali rischi per la salute il Governo non potrà non intervenire. Anche per questi motivi la situazione non può più essere lasciata solo nelle mani di Ama, che sta dimostrando mancanze enormi dal punto di vista ambientale fino ai limiti dell’emergenza igienico-sanitaria». Secondo Francesco Bruno, il pugno duro e l’azione immediata da parte di Governo e Regione sulla gestione dei rifiuti a Roma potrebbero rappresentare «l’occasione di allineare la capitale a quella che non è una facoltà, ma un precipuo obbligo: la raccolta differenziata». «Perché – spiega il legale – se entro 2, massimo 3 anni, Roma non passerà dall’attuale raccolta differenziata, che oscilla tra il 40 e il 45%, ad una percentuale oltre il 70% come accade nelle altre capitali europee, si rischierà sempre, inevitabilmente, un collasso del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, con le pesanti conseguenze di tipo sanitario ed economico paventate ora». E per una Roma a rifiuti zero di cosa abbiamo bisogno? Il Professor Bruno ha le idee chiare: «Mancano innanzitutto gli impianti sufficienti per poter fare un livello adeguato di raccolta differenziata. Roma attualmente ha ancora una quota troppo elevata di rifiuti indifferenziati, spediti in gran parte fuori Regione o nazione per essere trattata negli impianti che qui scarseggiano. E alcuni impianti Tmb sono anche fermi: resta da capire in quali tempi possono essere rimessi in funzione. Quel modello San Francisco paventato dal sindaco Raggi si è rivelato una mera promessa elettorale dopo 3 anni di gestione fallimentare». «Ciò che realmente serve – conclude Bruno –  è un nuovo paradigma di gestione che introduca gli eco-distretti. Perché l’unica vera politica è l’economia circolare». Qui per leggere l’intervista completa.

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Ex Ilva e scudo penale. Il Fatto Quotidiano intervista il prof. Francesco Bruno

Il 27 giugno, dopo l’ok del Senato, il “Decreto Crescita, è diventato legge. Tra le novità introdotte, la norma che prevede l’eliminazione dell”immunità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente dell’Ilva di Taranto, dal 6 settembre 2019. Infiamma la polemica. Sul Fatto Quotidiano, il giornalista Marco Palombi intervista il professor Francesco Bruno, docente di Diritto Ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo: “Arcelor Mittal teme che, senza ‘l’esimente penale’ volgarmente detto ‘scudo’, i pm metteranno manager e azienda sotto inchiesta. Un timore non del tutto ingiustificato, secondo Francesco Bruno, docente di diritto ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e avvocato dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo. Il problema è che sullo ‘scudo’ pende giudizio di costituzionalità su ricorso del gip di Taranto (la sentenza è attesa a ottobre): «Se l’esimente viene interpretata come se riguardasse condotte future è chiaro che la Consulta non potrà che dichiararla incostituzionale – spiega il giurista -. Il caso è diverso se, ed è la mia interpretazione, riguarda invece le condotte passate e il loro effetto sulla gestione degli impianti, tanto più se – come sostiene l’azienda – l’esimente è contenuta nell’accordo tra governo e Mittal. Mi spiego: Mittal a Taranto, senza esimente penale, potrebbe essere indagata, ad esempio, per inquinamento o omessa bonifica anche durante l’attuazione del Piano Ambientale. L’accordo di vendita e anche la legge, però, prevedono che l’ambientalizzazione avvenga mentre l’acciaieria è in funzione». L’incombere della Consulta è quel che rende ancor più confusa la situazione: la continuità aziendale ha certo i suoi diritti, ma come la Corte ha già detto nel 2018 il legislatore non può tutelare la produzione violando”i diritti inviolabili legati alla tutela della salute e della vita”. Ecco, in questo dibattito vita e salute non sono citate quanto dovrebbero”. Qui per leggere l’articolo completo.

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Chiusura traforo Gran Sasso. Sul Centro l’opinione del prof. Matteo Benozzo

Sul quotidiano Il Centro, l’intervento del professor Matteo Benozzo, docente di Diritto ambientale all’università di Macerata e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, sulle ragioni che avrebbero portato alla chiusura del traforo del Gran Sasso da parte di Strada dei Parchi e sulle possibili soluzioni per scongiurarne tale estrema soluzione. Qui per leggere l’intervista completa.

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Autosufficienza alimentare, Prof. Francesco Bruno su Il Giornale “Serve nuova politica di settore”

Su Il Giornale l’inchiesta sulla questione della autosufficienza alimentare italiana. Secondo quanto emerge dall’articolo, il nostro fabbisogno è sceso dal 92% del 1991 all’80% di oggi; la produzione dell’olio 100% italiano nel 2018 è scesa del 58%, toccando il suo minimo storico con una copertura del 15% del nostro fabbisogno. Stesso problema per lo zucchero, nel cui settore l’Italia era autosufficiente fino al 2005, e per la pasta, per la cui produzione importiamo 2,5 milioni tonnellate di grano. Tra gli intervistati, anche il professor Francesco Bruno, docente di Diritto alimentare presso l’Università Campus Biomedico di Roma e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo. Secondo il professor Bruno: «L’olio di oliva e molte derrate agricole sono ai minimi storici produttivi, la dieta italiana e il Made in Italy nei consessi internazionali sono sotto attacco, incombe un atteggiamento governativo (almeno di una parte di esso) anti-imprenditoriale. Ma non serve l’autosufficienza alimentare, serve una nuova politica di settore. Le imprese agroalimentari necessitano di una competizione regionale, interregionale e globale, di un approccio selettivo e qualificato che guardi a una dimensione quantomeno mediterranea se non planetaria degli scambi in cui il valore aggiunto della nostra penisola può ancora giocare una partita vincente. E c’è un precedente incoraggiante. Lo scandalo del vino al metanolo fu l’occasione per la riconversione dell’intero settore vitivinicolo. Dobbiamo giocare la stessa partita vincente per l’intero comparto alimentare italiano» Qui per consultare la versione cartacea dell’articolo. Qui per la versione online: http://www.ilgiornale.it/news/chimera-chiamata-sovranismo-alimentare-1694045.html (14 maggio 2019)

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Emergenza rifiuti nella Capitale ed economia circolare. Tgcom24 intervista il prof. Francesco Bruno

Ospite a Tgcom24, il professor Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo, commenta le conseguenze dell’incendio del Tmb di Rocca Cencia e l’emergenza dei rifiuti a Roma, analizzandone le cause e proponendo le possibili soluzioni. (30 marzo 2019)

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Emergenza rifiuti e incendio Tmb Rocca Cencia. Prof. Francesco Bruno a Tgcom24

Il professor Francesco Bruno, docente di diritto ambientale presso l‘Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, intervistato da TGCOM24 sull’emergenza rifiuti nella Capitale, aggravata dall’incidente che ha coinvolto l’impianto di trattamento rifiuti di Rocca Cencia. (26/03/2019)

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“Emergenza rifiuti a Roma, sistema al collasso”. Il Tempo intervista il prof. Francesco Bruno

«Se entro 2, massimo 3 anni Roma non passerà dall’attuale raccolta differenziata, che oscilla tra il 40 e il 45%, ad una percentuale oltre il 70 si rischierà inevitabilmente un collasso del sistema di raccolta  e smaltimento dei rifiuti urbani con pesanti conseguenze di tipo sanitario ed economico. Perché il rogo divampato domenica scorsa all’impianto per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti di Rocca Cencia potrebbe rivelarsi potenzialmente più grave di quello avvenuto a dicembre scorso nel Tmb di Via Salaria». Così il professor Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo, nell’intervista rilasciata al quotidiano “Il Tempo”, dopo l’incendio divampato all’impianto Tmb di Rocca Cencia. Qui per leggere l’articolo   26 marzo 2019

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Sicurezza alimentare, prof. Francesco Bruno: “Dati di Fao e Oms interessano Paesi in via di Sviluppo. Ue e Usa super controllate “. Intervista a La Repubblica

Secondo un rapporto della Fao e del’Oms, presentato in occasione della “Conferenza internazionale sulla sicurezza alimentare”, che si è appena aperta ad Addis Abeba, ogni anno 420mila persone muoiono a causa di alimenti contaminati da batteri, virus, parassiti, tossine o sostanze chimiche. In un’intervista al quotidiano La Repubblica, Francesco Bruno, docente di Diritto alimentare e ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, spiega come il dato riguardi perlopiù Paesi in via di Sviluppo o zone del mondo dove la catena del freddo nella conservazione e nel trasporto degli alimenti è meno attenta. Il professore, infine, afferma che “l’Italia è un Paese virtuoso, al vertice delle classifiche Ue per attenzione e cura nelle selezione del cibo” e che quindi nel nostro Paese come il nostro continente “la produzione dei cibi che mangiamo è davvero molto controllata”. Qui per leggere l’intervista completa 13 febbraio 2019

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