Leggi semplici ma anche green. L’ecocrescita al test del mercato
Fonte: Repubblica – 24 settembre 2012 Le misure per la crescita sostenibile alla prova del mercato. Dalle semplificazioni burocratiche agli interventi per la difesa del territorio, gli ultimi mesi sono stati ricchi di interventi normativa in ottica green. Ma il vero banco di prova è costituito dalla capacità di attuare le iniziative con il coinvolgimento di imprese e cittadini: semplificazione della normativa ambientale; interventi per la decarbonizzazione dell’economia italiana; messa in sicurezza del territorio. Su questi tre filoni si sono concentrate negli ultimi mesi gli interventi normativi per favorire la crescita sostenibile: iniziative che, secondo gli analisti, vanno nella direzione auspicata per fare dell’Italia un Paese guida nelle politiche green, ma che potranno raggiungere gli obiettivi sperati solo se riusciranno a coinvolgere nell’applicazione concreta imprese e cittadini, superando le resistenze contro i nuovi impianti e i limiti agli investimenti imposti dall’attuale congiuntura economica. Sul fronte della semplificazione, tra le misure già operative e quelle che attendono la concertazione tra i ministeri, spiccano la regolamentazione dell’Autorizzazione unica ambientale (Aua), il decreto per l’impiego dei Combustibili derivati dai rifiuti (Css) nei cementifici e negli inceneritori e l’accelerazione del procedimento di Autorizzazione integrata ambientale. «Si è guardato soprattutto alle piccole e medie imprese, che finora (in misura maggiore rispetto alle grandi aziende) dovevano fare i conti con una pluralità di implicazioni amministrative», spiega Francesco Bruno, senior counsel dello studio Legance e professore di Diritto dell’ambiente presso l’Università del Molise, secondo il quale «tuttavia il cantiere resta aperto: un aspetto sul quale sarebbe utile incidere riguarda tutte le autorizzazioni legate all’inizio dell’attività, come la valutazione di impatto ambientale e l’autorizzazione paesaggistica. Una spinta alla semplificazione anche in questo ambito favorirebbe l’attrazione di capitali». In passato misure di questo tipo sono state frenate dal rischio di abbassare troppo la guardia contro il rischio abusi. «Questi dubbi possono essere superati agendo con un’azione coordinata: occorrono meno incombenze per le imprese, ma più chiare, affinché siano più facili da tracciare», aggiunge Bruno. Il secondo ambito di intervento normativo riguarda le misure per decarbonizzare il Paese, che passano attraverso l’adozione delle aste per le quote di emissione di anidride carbonica, il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni, che identifica le misure per l’aumento dell’efficienza energetica in tutti i settori del business, la fissazione di standard di efficienza energetica negli edifici, con incentivi alle fonti rinnovabili termiche e la revisione dei certificati bianchi per favorire la generazione distribuita, e il piano sui biocarburanti a basso impatto ambientale, che non impattano cioè sulla disponibilità di derrate alimentari. Mentre gli interventi a difesa del territorio vanno dal piano contro i cambiamenti del clima (tra le altre cose è previsto l’aggiornamento e la revisione delle norme urbanistiche in materia di usi del territorio, con il divieto di procedure di condono edilizio) al recupero delle aree urbane industriali dismesse, fino al coordinamento delle procedure previste nel settore. Basteranno per invertire la tendenza che finora ha visto l’Italia spesso in ritardo sul fronte della crescita sostenibile? «Il vero nodo da sciogliere è rappresentato dal fatto che la compliance con la normativa europea in materia ambientale, come recepita dal legislatore nazionale, è per lo più vissuta dalle amministrazioni competenti per la loro attuazione e dalle imprese come un vincolo amministrativo e un appesantimento economico, in quanto comporta spesso importanti investimenti economici», riflette Giovannella D’Andrea, avvocato presso lo Studio Mora & Associati, in più occasioni impegnata come consulente dei ministeri nel recepimento delle direttive in materia di emission trading e sostenibilità. «Inoltre, la giungla di permessi ambientali necessari per poter operare e i ritardi che le procedure per il loro rilascio rappresentano un ostacolo all’iniziativa imprenditoriale e all’attrazione degli investimenti esteri». Dello stesso avviso è Davide Tabarelli, professore all’Università di Bologna e presidente di Nomisma Energia. «Le semplificazioni vanno bene, ma per affrontare il deficit di competitività che caratterizza il nostro Paese occorre avviare una vera politica energetica, che significa costruire reti, tubi e giacimenti: opere strutturali di grandi dimensioni, che puntualmente vengono programmate, ma poi non si realizzano per l’opposizione di minoranze rumorose». Tabarelli cita l’esempio delle proteste seguite al terremoto in Emilia: «Si è puntato l’indice contro presunte trivellazioni nell’area, che in realtà non ci sono mai state: nel Paese c’è una sfiducia diffusa verso la scienza e la tecnica che rende impossibile i grandi progetti: occorre incidere, perciò, partendo dall’ambito culturale», conclude. La giungla di permessi ambientali necessari per poter operare e i ritardi che le procedure per il loro rilascio rappresentano un ostacolo all’iniziativa imprenditoriale 1 2 3 Gianluigi Angelantoni (1) amm. del. Angelantoni Industrie Catia Bastioli (2) Amm. del. Novamont Guido Ghisolfi (3) Vice President Gruppo Mossi & Ghisolfi
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