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Milano Finanza - Francesco Bruno: un termovalorizzatore a Roma una soluzione per la riconversione ecocompatibile del sistema produttivo

Milano Finanza – Francesco Bruno: un termovalorizzatore a Roma una soluzione per la riconversione ecocompatibile del sistema produttivo

Guerra in Ucraina e crisi delle materie prime potrebbero rappresentare per il Paese una importante occasione di riconversione ecocompatibile del sistema produttivo nazionale, attesa oramai da anni. In questo progetto rientra ovviamente anche il tema della gestione dei rifiuti. Un nuovo paradigma di politiche ambientali sembrerebbe emergere dalla proposta del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che comprenderebbe la costruzione di un termovalorizzatore per la Capitale. In un intervento sul quotidiano Milano Finanza il prof. Francesco Bruno, founding partner di B – società tra avvocati, ha analizzato sviluppi e criticità dell’operazione. Clicca qui per leggere l’articolo.

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Rifiuti a Roma, Matteo Benozzo: «Decisioni rapide per uscire dalla crisi altrimenti meglio il commissariamento». Intervista a Il Tempo

Caos rifiuti nella Capitale. La Regione ha lanciato l’ultimatum: o Roma individuerà i siti per lo smaltimento dei rifiuti o altrimenti sarà commissariamento. Lo spiega anche il professor Matteo Benozzo, docente di Diritto ambientale all’Università di Macerata e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, nell’intervista a Il Tempo Quotidiano: «La giunta Raggi dovrebbe liberarsi delle posizioni radicali, assumere decisioni concrete per assicurarsi che quel “dinamismo immobile” che da sempre caratterizza l’operato di questa Amministrazione in materia di rifiuti venga sostituito da un “dinamismo efficiente” e dalla definitiva soluzione della questione». «Se il Comune – sottolinea ancora Benozzo – non dovesse assumere decisioni e nemmeno ipotizzare l’individuazione di nuovi siti di stoccaggio, la Regione darà probabilmente seguito a quanto già indicato e anticipato: l’attivazione dei poteri sostitutivi e, quindi, il commissariamento di fatto del Comune in materia». «Questa Amministrazione potrebbe ancora evitare il commissariamento, se non altro per solidità dei numeri in Campidoglio. L‘atteggiamento, però, non è facilmente decifrabile nelle intenzioni finali. Sembrerebbe che l’ideologia abbia preso il sopravvento sul realismo necessario alla gestione della vicenda. Se dovesse ulteriormente degenerare solo un aiuto commissariale potrebbe forse risolvere la questione», chiarisce il professor Benozzo. Le alternative? «Non è detto che la resa dell’Amministrazione capitolina debba portare automaticamente alla nomina di un commissario straordinario. Regione e Ministero dell’Ambiente potrebbero ancora intervenire con i loro poteri sostitutivi. Certo è che quando la politica smette di gestire la cosa pubblica, solo i tecnici sono in grado di superare gli ostacoli ideologico-sociali e realizzare quanto necessario per risolvere i problemi». Qui per leggere l’intervista integrale

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Caos rifiuti a Roma, prof. Francesco Bruno: «Non ci sono alternative al commissariamento. Unica vera politica è economia circolare». Intervista a Il Tempo

“È l’occasione giusta per allineare la Capitale all’obbligo della raccolta differenziata. Si deve puntare sugli eco distretti e sull’economia circolare”  Il quotidiano Il Tempo intervista il professor Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, sul caos rifiuti nella Capitale, dove è in atto una nuova emergenza. Secondo il professore e giurista, «oltre che dal punto di vista igienico-sanitario, oramai ci sono anche tutti i requisiti giuridici affinché il Governo commissari la gestione dei rifiuti a Roma, imponendo l’immediata ripulitura della città in tempi brevissimi e la riorganizzazione del sistema di raccolta in tempi medi. Perché così, oramai, non si può più andare avanti con questo sistema fallimentare». Bruno spiega infatti che «il Ministero per l’Ambiente farebbe bene a valutare la nomina di un commissario ad hoc per una scelta di indirizzo nazionale in grado di evitare anche l’eventuale rischio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. Il Campidoglio potrebbe esercitare un potere enorme, anche in qualità di azionista di controllo di una società in house come Ama, che in quanto società pubblica ha il dovere di perseguire lo scopo di un servizio efficiente senza l’assillo del profitto. Senza dimenticare, peraltro, che il Comune dovrebbe agire anche in qualità di ente appaltante del servizio, esigendo il rispetto del contratto e ponendo fine alle condotte inadeguate che hanno portato a questa ennesima emergenza da cui bisogna uscire immediatamente». Il professore sulle tempistiche per uscire dall’emergenza è ancora più netto:«Davanti a potenziali rischi per la salute il Governo non potrà non intervenire. Anche per questi motivi la situazione non può più essere lasciata solo nelle mani di Ama, che sta dimostrando mancanze enormi dal punto di vista ambientale fino ai limiti dell’emergenza igienico-sanitaria». Secondo Francesco Bruno, il pugno duro e l’azione immediata da parte di Governo e Regione sulla gestione dei rifiuti a Roma potrebbero rappresentare «l’occasione di allineare la capitale a quella che non è una facoltà, ma un precipuo obbligo: la raccolta differenziata». «Perché – spiega il legale – se entro 2, massimo 3 anni, Roma non passerà dall’attuale raccolta differenziata, che oscilla tra il 40 e il 45%, ad una percentuale oltre il 70% come accade nelle altre capitali europee, si rischierà sempre, inevitabilmente, un collasso del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, con le pesanti conseguenze di tipo sanitario ed economico paventate ora». E per una Roma a rifiuti zero di cosa abbiamo bisogno? Il Professor Bruno ha le idee chiare: «Mancano innanzitutto gli impianti sufficienti per poter fare un livello adeguato di raccolta differenziata. Roma attualmente ha ancora una quota troppo elevata di rifiuti indifferenziati, spediti in gran parte fuori Regione o nazione per essere trattata negli impianti che qui scarseggiano. E alcuni impianti Tmb sono anche fermi: resta da capire in quali tempi possono essere rimessi in funzione. Quel modello San Francisco paventato dal sindaco Raggi si è rivelato una mera promessa elettorale dopo 3 anni di gestione fallimentare». «Ciò che realmente serve – conclude Bruno –  è un nuovo paradigma di gestione che introduca gli eco-distretti. Perché l’unica vera politica è l’economia circolare». Qui per leggere l’intervista completa.

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Emergenza rifiuti nella Capitale ed economia circolare. Tgcom24 intervista il prof. Francesco Bruno

Ospite a Tgcom24, il professor Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo, commenta le conseguenze dell’incendio del Tmb di Rocca Cencia e l’emergenza dei rifiuti a Roma, analizzandone le cause e proponendo le possibili soluzioni. (30 marzo 2019)

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Emergenza rifiuti e incendio Tmb Rocca Cencia. Prof. Francesco Bruno a Tgcom24

Il professor Francesco Bruno, docente di diritto ambientale presso l‘Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, intervistato da TGCOM24 sull’emergenza rifiuti nella Capitale, aggravata dall’incidente che ha coinvolto l’impianto di trattamento rifiuti di Rocca Cencia. (26/03/2019)

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“Emergenza rifiuti a Roma, sistema al collasso”. Il Tempo intervista il prof. Francesco Bruno

«Se entro 2, massimo 3 anni Roma non passerà dall’attuale raccolta differenziata, che oscilla tra il 40 e il 45%, ad una percentuale oltre il 70 si rischierà inevitabilmente un collasso del sistema di raccolta  e smaltimento dei rifiuti urbani con pesanti conseguenze di tipo sanitario ed economico. Perché il rogo divampato domenica scorsa all’impianto per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti di Rocca Cencia potrebbe rivelarsi potenzialmente più grave di quello avvenuto a dicembre scorso nel Tmb di Via Salaria». Così il professor Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo, nell’intervista rilasciata al quotidiano “Il Tempo”, dopo l’incendio divampato all’impianto Tmb di Rocca Cencia. Qui per leggere l’articolo   26 marzo 2019

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Il mercato della birra: profili istituzionali e salutistici, 18 dicembre seminario di Diritto Alimentare al Campus Biomedico di Roma

Martedì 18 dicembre, alle ore 14, presso l’Università Campus Biomedico di Roma (Aula R6 – PRABB) si terrà il seminario di Diritto alimentare “Il mercato della birra: profili istituzionali e salutistici”. All’evento, introdotto dai professori Francesco Bruno (docente di diritto alimentare presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo) e Laura De Gara (presidente Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana), interverrà Andrea Bagnolini, direttore generale di Assobirra Confindustria, l’Associazione che riunisce le maggiori aziende che producono e commercializzano birra in Italia. Qui il programma del seminario.

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«Acqua chiusa a Roma? Quasi impossibile. Il lago di Bracciano copre solo l’8% del fabbisogno» Intervista de Linkiesta.it al prof. Francesco Bruno

Linkiesta.it – 25 luglio 2017   “L’interruzione del servizio idrico a Roma? Un’ipotesi improbabile. Il punto però, oltre l’emergenza più o meno grave, è affrontare il tema centrale dell’organizzazione efficiente delle risorse idriche”. A sostenerlo è il professor Francesco Bruno, docente di diritto ambientale presso l’università La Sapienza di Roma e l’Università del Molise, avvocato dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo e autore di un volume nel 2012 dal titolo quanto mai attuale: “Tutela e gestione delle acque”. Il governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha deciso di fermare il prelievo dell’acqua dal lago di Bracciano: il livello del lago sarebbe così basso da prospettare la catastrofe ambientale. Secondo alcuni, la Regione rischia di vedersi contestato il reato di disastro ambientale. E’ un’ipotesi concreta?  Con la riforma degli ecoreati del 2015 sono stati introdotti una serie di strumenti volti a prevenire il depauperamento delle risorse ambientali, fra le quali le più importanti sono le risorse idriche. Il reato di disastro ambientale è il reato più severo e riguarda le possibilità che possano essere distrutte le matrici ambientali di un ecosistema. In questo caso, la disposizione andrebbe applicata a un comportamento omissivo della regione, che non avrebbe bloccato in tempo il prelievo di acqua dal lago di Bracciano, ma ritengo che questa sia un’ipotesi piuttosto azzardata. La condotta cui fa riferimento il reato è legata a una diretta distruzione dell’ambiente da parte del soggetto. Certo, ci può anche essere omissione, ma nel caso che abbiamo di fronte mi sembra un’eventualità eccessivamente articolata. Acea starebbe predisponendo un piano per razionare l’erogazione dell’acqua nella Capitale, prevedendo fino a otto ore al giorno di interruzione. I romani devono veramente prepararsi a restare a secco? Come ha fatto notare il governatore Zingaretti, Acea preleva dal lago di Bracciano solo l’8% di tutto il fabbisogno. Credo che il gestore della risorsa idrica, tranne in casi eccezionali, dovrebbe essere in grado di garantire all’utente il servizio con un margine abbastanza ampio, anche in caso di siccità. L’interruzione del prelievo dell’acqua dal bacino di Bracciano stabilita dalla Regione è una misura molto severa, ma il gestore dovrebbe essere sempre in grado di saper compensare questa mancanza. Con l’emergenza idrica è tornato d’attualità il tema della privatizzazione dei sistemi di gestione dell’acqua. Nel referendum del 2011 gli italiani hanno bocciato questa possibilità. Fosse andata diversamente oggi non ci ritroveremmo in questa emergenza? Non è tanto un problema di acqua pubblica o di acqua privata, ma un tema di gestione e organizzazione efficiente delle risorse idriche, attività che può essere svolta da un privato, da un pubblico o da un soggetto misto pubblico-privato, come Acea. Occorrerebbe prendere atto degli effetti dei cambiamenti climatici, constatare che l’Italia è uno di quei Paesi in cui la desertificazione sta avanzando in maniera più evidente. Questa situazione necessita di una nuova pianificazione e programmazione del patrimonio idrico, a prescindere da una discussione, a volte oggetto di tifo politico, sulla privatizzazione delle risorse idriche. In modo da conservare questo patrimonio per le generazioni future. Gli accordi internazionali sul clima possono spingere i Paesi, e quindi anche l’Italia, a migliorare la situazione? Sul tema certamente non incide l’accordo di Parigi, poi rinnegato e non firmato dagli Stati Uniti. A livello europeo esiste una direttiva quadro sulla gestione delle acque che, se applicata in maniera efficiente, dovrebbe già garantire che non vi sia uno spreco e una cattiva utilizzazione della risorsa idrica. La direttiva obbliga gli Stati membri a evitare ogni tipologia di spreco della risorsa idrica, anche attraverso modalità organizzative più efficienti delle reti di somministrazione dell’acqua. Come ogni direttiva comunitaria prevede responsabilità dello Stato per inottemperanza degli obblighi comunitari. L’Italia è certamente lo Stato membro che ha più infrazioni per inottemperanza della normativa ambientale europea, in particolare nel settore idrico. Il rischio è che questo ritardo nell’applicazione della politica ambientale comunitaria possa provocare danni ai cittadini e alle imprese, nonché ulteriori procedure di infrazione e relative sanzioni allo Stato. A livello internazionale esiste poi una serie di convenzioni che dovrebbe portare a un uso efficiente delle risorse idriche e a una prevenzione di tutti i danni derivanti dalla mancanza di acqua. Faccio riferimento alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua del 1977 e soprattutto alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, in cui viene precisato che “l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono un diritto umano essenziale” e pertanto devono essere garantiti come un diritto fondamentale

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