Università Campus Bio-Medico di Roma

La riforma dei reati agroalimentari e i profili di responsabilità dell’ente. L’analisi del Prof. Francesco Bruno

E’ attualmente in discussione al Senato il disegno di legge governativo (DDL S n. 283) rubricato “Nuove norme in materia di reati agroalimentari”. Nella Newsletter realizzata da 24ORE Professionale (Il Sole 24 Ore) per MeliusForm Business School il professor Francesco Bruno, Ordinario di diritto alimentare all’Università Campus Bio-medico di Roma e avvocato, ne analizza pregi e criticità. Il prof. Bruno, nella sua analisi, parte del contesto economico. «Rammentiamo sinteticamente il contesto economico in cui si inserisce la proposta di riforma. Il settore alimentare, insieme al fashion e alla meccanica, integra la vera spinta propulsiva del nostro Paese. La trasformazione alimentare rappresenta il primo settore industriale d’Europa, con oltre 1.050 miliardi di euro di fatturato e 4,3 milioni di addetti. In Italia, la trasformazione alimentare costituisce la seconda “industria”, dopo il settore metalmeccanico, con 127 miliardi di fatturato, dei quali 23 miliardi vanno all’export, oltre 410mila addetti e 6.500 imprese (i dati non sono aggiornatissimi, ma danno una idea della rilevanza del comparto). Nell’ultimo decennio, l’industria alimentare ha registrato una crescita di oltre il 10%, a fronte di un decremento dell’industria manifatturiera nel suo complesso. La quota di ’“export” dell’industria alimentare sta crescendo significatamente, proprio sull’assunto dell’importanza dell’immagine del made in Italy. La nostra immagine (ancora), frutto del connubio tra bellezza, arte, natura e cibo, è una fonte di marketing per i nostri prodotti imprenscindibile, soprattutto nei mercati c.d. emergenti. Inoltre, si tratta di un settore anciclico, come si è avuto modo di vedere durante le crisi del debito (prima privato, poi pubblico) nel 2007-2011 e ora con il convid-19. Vi sono però rilievi negativi che possono essere fatti: l’incidenza export/ fatturato del settore, malgrado le forti potenzialità e la grande immagine del made in Italy, si ferma a circa il 20 %: una percentuale inferiore a quella di Francia e Germania. Pertanto, la nostra produzione è troppo legata a dinamiche interne sui consumi. Inoltre, vi è una forte frammentazione e un dimensionamento non ottimale delle imprese (a livello agricolo e di trasformazione) e ciò crea, per un verso, una difficoltà di competere nei mercati internazionali (e si è perdenti soprattutto nei confronti dei Paesi che riescono meglio a presentarsi con aziende più performanti e grandi, come la Francia)». Il professore si concentra poi sulle modifiche alla legge n. 283/1962 che assumerà un ruolo centrale (quasi) esclusivamente per le contravvenzioni, approfondendo nel dettaglio la (potenziale) novella del d.lgs. 231/2001 e il modello “speciale” per le imprese agroalimentari. Secondo Francesco Bruno, questa riforma, ispirata da esigenze di food safety, salute pubblica e tutela dei consumatori, si basa su tre pilastri:   Rielaborazione della struttura delle fattispecie incriminatrici collegate all’esercizio dell’impresa alimentare; Introduzione di strumenti a scoraggiare e fronteggiare fenomeni particolarmente gravi di frode alimentare;   (possibile) Estensione di tali reati nel novero dei reati presupposto ai sensi del decreto 231   Qui per leggere l’intervento completo. Qui per leggere la newsletter integrale.

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Il Dipartimento Ambiente di Pavia e Ansaldo guidato dai prof. Matteo Benozzo e Francesco Bruno nella lista dei migliori studi legali del 2020

Sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore, un approfondimento, a firma della giornalista Valeria Uva, sui migliori studi legali del 2020 nel settore “Ambiente, Energia e Infrastrutture“, individuati in base alla ricerca “Studi legali dell’anno 2020“, giunta alla seconda edizione, effettuata dalla società di ricerca Statista per il Sole 24 Ore, in collaborazione con Guida al diritto. Il risultato si basa sulle segnalazioni – da parte di avvocati, giuristi d’impresa e clienti – degli studi legali attivi a livello nazionale in 13 settori di competenza oltre a quello già citato di Ambiente, Energia e Infrastrutture: Corporate; M&A e restructuring; Diritto Bancario e finanziario; Proprietà e real estate; Privacy e cybersecurity; Life  e Healtcare; Lavoro e Welfare; Tributario; Amministrativo e appalti; Contenzioso e Arbitrato; Famiglia e successioni; Penale; Proprietà intellettuale e Tmt. Tra i principali studi legali del 2020 che si occupano di Diritto Ambientale anche il dipartimento dedicato dello Studio Legale Internazionale Pavia e Ansaldo, guidato dai partner Francesco Bruno, professore ordinario di diritto ambientale all’Università Campus Biomedico di Roma, e Matteo Benozzo, docente Diritto Ambientale all’Università degli Studi di Macerata.  Così si legge sull’articolo del Sole 24 Ore dal titolo: “I giuristi «green» si riconvertono alla sicurezza lavoro”: “Svanito l’effetto Greta Thunberg, accantonato il green new deal europeo da mille miliardi, il diritto ambientale in pochi giorni ha cambiato volto per far fronte all’ emergenza sanitaria, ma nel medio periodo conta di tornare in agenda come fattore chiave della ripresa […]. «Naturale che i grandi temi come il climate change o le emissioni inquinanti siano stati per un momento accantonati – conferma Matteo Benozzo, alla guida insieme con Francesco Bruno del dipartimento Ambiente di Pavia e Ansaldo – e in qualche caso le revenues potrebbero anche averne sofferto, ma chi come noi aveva questa chiave multidisciplinare estesa ai profili di sicurezza non ha avuto stop». Al contrario, è nata la nuova expertise dei protocolli Covid. Certo anche per la sicurezza il focus potrebbe spostarsi nei prossimi mesi dalla fase preventiva di mitigazione del rischio a quella successiva, di gestione dell’ evento avvenuto «e gli avvocati dovrebbero trovarsi pronti, rafforzando le competenze nel penale» prevede Benozzo”. Qui per leggere l’articolo integrale

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Made in Italy, sicurezza e inclusione delle pmi: così ripartirà l’agroalimentare. Sul Sole 24 Ore l’analisi dei prof. Francesco Bruno e Laura De Gara

Le riflessioni della professoressa De Gara e del prof. Bruno sono state presentate nel corso del webinar «Il settore alimentare e la sfida del post emergenza Covid19» “È necessario stabilire una nuova politica di settore che consenta di fronteggiare le sfide cruciali per l’intero sistema economico nazionale dopo l’avvento dell’emergenza sanitaria. Le imprese agroalimentari hanno bisogno di un serio apporto delle istituzioni a livello regionale, nazionale e internazionale: la tradizione gastronomica e culinaria globalmente riconosciuta, il Made in Italy, può ancora giocare una partita vincente. La ripresa passerà da due fronti: l’integrità della filiera e la preservazione della salute dei lavoratori“. È il messaggio lanciato sul quotidiano Il Sole 24 Ore dalla professoressa Laura De Gara, Preside della Facoltà di Scienze e tecnologie per l’uomo e l’ambiente dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, e dal professor Francesco Bruno,  professore ordinario di Diritto alimentare presso Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo. Qui per leggere l’intervento integrale.

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Quali sono le misure previste dall’European Green Deal? Sky TG24 intervista il prof. Francesco Bruno

Intervistato da Sky TG24 Business, il professor Francesco Bruno, docente di Diritto Ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo, spiega le misure previste dal “European Green Deal“, annunciato nei giorni scorsi dalla presidente della Commissione Ue. Tra le proposte, la neutralità climatica entro il 2050 e un fondo da 100 miliardi di euro per una transizione equa. (23 dicembre 2020)

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L’European Green Deal è una scommessa. Prof. Francesco Bruno su Fortune Italia

Ursula von der Leyen, presidentessa dell’esecutivo Ue ha lanciato l’European Green Deal, contenente piani e obiettivi della rivoluzione verde che è nei progetti di Palazzo Berlaymont: «Da un lato c’è la nostra visione per un continente climaticamente neutro per il 2050 e dall’altro una roadmap interamente dedicata, che prevede 50 azioni». Su Fortune Italia, Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale al Campus Biomedico di Roma e partner dello Studio Internazionale Pavia & Ansaldo, commenta la notizia e analizza le misure contenute nella manovra, auspicandosi che “questa sia l’occasione di ridare dignità alle singole persone “umane” (tutti noi) danneggiate da condotte che non hanno considerato che l’ecosistema ha un valore inestimabile, anzi ogni suo “frammento” ha un valore inestimabile, un valore “esistenziale” più che “biologico”, che intacca la nostra cultura e la nostra storia e si collega alla liberta di agire senza essere danneggiati a “casa” nostra”. “La speranza – prosegue Bruno –  tuttavia è che ciò non si fondi su una visione ecocentrica del rapporto tra uomo e ambiente, ma antropocentrica, in cui è l’essere umano ad essere il “soggetto” destinatario dei (potenziali) benefici delle politiche pubbliche. Senza che la natura abbia un valore in “sé”. Qui l’intervento integrale.

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Emergenza rifiuti e tutela della privacy: il caso di Agrigento. Prof. Francesco Bruno sul Giornale

Emergenza rifiuti e tutela della privacy. Il Giornale intervista il professor Francesco Bruno, docente di diritto ambientale presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale Pavia Ansaldo, sulla notizia della denuncia per diffamazione ricevuta dal sindaco di Agrigento Firetto per aver divulgato alla stampa il video di un cittadino di un altro comune sorpreso a conferire irregolarmente rifiuti in città. Secondo Bruno, «ponderando i due interessi, il diritto di tutti ad avere un ambiente salubre e quello alla riservatezza del soggetto, non vedo grandi margini per una azione di questo tipo. Tecnicamente se la persona non è identificabile non è ipotizzabile alcuna tipologia di reato. Le telecamere e anche la diffusione dei video possono rappresentare uno strumento per proteggere l’ambiente, tanto più in una situazione in cui si incorre in una sanzione amministrativa e difficilmente possono prefigurarsi pericoli di vendette o ritorsioni. Divulgare è una questione di equilibrio, ma è anche un modo per lanciare un messaggio e combattere l’impunità». Qui per leggere l’articolo integrale

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Caos rifiuti a Roma, prof. Francesco Bruno: «Non ci sono alternative al commissariamento. Unica vera politica è economia circolare». Intervista a Il Tempo

“È l’occasione giusta per allineare la Capitale all’obbligo della raccolta differenziata. Si deve puntare sugli eco distretti e sull’economia circolare”  Il quotidiano Il Tempo intervista il professor Francesco Bruno, docente di Diritto ambientale presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, sul caos rifiuti nella Capitale, dove è in atto una nuova emergenza. Secondo il professore e giurista, «oltre che dal punto di vista igienico-sanitario, oramai ci sono anche tutti i requisiti giuridici affinché il Governo commissari la gestione dei rifiuti a Roma, imponendo l’immediata ripulitura della città in tempi brevissimi e la riorganizzazione del sistema di raccolta in tempi medi. Perché così, oramai, non si può più andare avanti con questo sistema fallimentare». Bruno spiega infatti che «il Ministero per l’Ambiente farebbe bene a valutare la nomina di un commissario ad hoc per una scelta di indirizzo nazionale in grado di evitare anche l’eventuale rischio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. Il Campidoglio potrebbe esercitare un potere enorme, anche in qualità di azionista di controllo di una società in house come Ama, che in quanto società pubblica ha il dovere di perseguire lo scopo di un servizio efficiente senza l’assillo del profitto. Senza dimenticare, peraltro, che il Comune dovrebbe agire anche in qualità di ente appaltante del servizio, esigendo il rispetto del contratto e ponendo fine alle condotte inadeguate che hanno portato a questa ennesima emergenza da cui bisogna uscire immediatamente». Il professore sulle tempistiche per uscire dall’emergenza è ancora più netto:«Davanti a potenziali rischi per la salute il Governo non potrà non intervenire. Anche per questi motivi la situazione non può più essere lasciata solo nelle mani di Ama, che sta dimostrando mancanze enormi dal punto di vista ambientale fino ai limiti dell’emergenza igienico-sanitaria». Secondo Francesco Bruno, il pugno duro e l’azione immediata da parte di Governo e Regione sulla gestione dei rifiuti a Roma potrebbero rappresentare «l’occasione di allineare la capitale a quella che non è una facoltà, ma un precipuo obbligo: la raccolta differenziata». «Perché – spiega il legale – se entro 2, massimo 3 anni, Roma non passerà dall’attuale raccolta differenziata, che oscilla tra il 40 e il 45%, ad una percentuale oltre il 70% come accade nelle altre capitali europee, si rischierà sempre, inevitabilmente, un collasso del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, con le pesanti conseguenze di tipo sanitario ed economico paventate ora». E per una Roma a rifiuti zero di cosa abbiamo bisogno? Il Professor Bruno ha le idee chiare: «Mancano innanzitutto gli impianti sufficienti per poter fare un livello adeguato di raccolta differenziata. Roma attualmente ha ancora una quota troppo elevata di rifiuti indifferenziati, spediti in gran parte fuori Regione o nazione per essere trattata negli impianti che qui scarseggiano. E alcuni impianti Tmb sono anche fermi: resta da capire in quali tempi possono essere rimessi in funzione. Quel modello San Francisco paventato dal sindaco Raggi si è rivelato una mera promessa elettorale dopo 3 anni di gestione fallimentare». «Ciò che realmente serve – conclude Bruno –  è un nuovo paradigma di gestione che introduca gli eco-distretti. Perché l’unica vera politica è l’economia circolare». Qui per leggere l’intervista completa.

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Ex Ilva e scudo penale. Il Fatto Quotidiano intervista il prof. Francesco Bruno

Il 27 giugno, dopo l’ok del Senato, il “Decreto Crescita, è diventato legge. Tra le novità introdotte, la norma che prevede l’eliminazione dell”immunità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente dell’Ilva di Taranto, dal 6 settembre 2019. Infiamma la polemica. Sul Fatto Quotidiano, il giornalista Marco Palombi intervista il professor Francesco Bruno, docente di Diritto Ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo: “Arcelor Mittal teme che, senza ‘l’esimente penale’ volgarmente detto ‘scudo’, i pm metteranno manager e azienda sotto inchiesta. Un timore non del tutto ingiustificato, secondo Francesco Bruno, docente di diritto ambientale all’Università Campus Bio-Medico di Roma e avvocato dello studio legale internazionale Pavia e Ansaldo. Il problema è che sullo ‘scudo’ pende giudizio di costituzionalità su ricorso del gip di Taranto (la sentenza è attesa a ottobre): «Se l’esimente viene interpretata come se riguardasse condotte future è chiaro che la Consulta non potrà che dichiararla incostituzionale – spiega il giurista -. Il caso è diverso se, ed è la mia interpretazione, riguarda invece le condotte passate e il loro effetto sulla gestione degli impianti, tanto più se – come sostiene l’azienda – l’esimente è contenuta nell’accordo tra governo e Mittal. Mi spiego: Mittal a Taranto, senza esimente penale, potrebbe essere indagata, ad esempio, per inquinamento o omessa bonifica anche durante l’attuazione del Piano Ambientale. L’accordo di vendita e anche la legge, però, prevedono che l’ambientalizzazione avvenga mentre l’acciaieria è in funzione». L’incombere della Consulta è quel che rende ancor più confusa la situazione: la continuità aziendale ha certo i suoi diritti, ma come la Corte ha già detto nel 2018 il legislatore non può tutelare la produzione violando”i diritti inviolabili legati alla tutela della salute e della vita”. Ecco, in questo dibattito vita e salute non sono citate quanto dovrebbero”. Qui per leggere l’articolo completo.

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Autosufficienza alimentare, Prof. Francesco Bruno su Il Giornale “Serve nuova politica di settore”

Su Il Giornale l’inchiesta sulla questione della autosufficienza alimentare italiana. Secondo quanto emerge dall’articolo, il nostro fabbisogno è sceso dal 92% del 1991 all’80% di oggi; la produzione dell’olio 100% italiano nel 2018 è scesa del 58%, toccando il suo minimo storico con una copertura del 15% del nostro fabbisogno. Stesso problema per lo zucchero, nel cui settore l’Italia era autosufficiente fino al 2005, e per la pasta, per la cui produzione importiamo 2,5 milioni tonnellate di grano. Tra gli intervistati, anche il professor Francesco Bruno, docente di Diritto alimentare presso l’Università Campus Biomedico di Roma e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo. Secondo il professor Bruno: «L’olio di oliva e molte derrate agricole sono ai minimi storici produttivi, la dieta italiana e il Made in Italy nei consessi internazionali sono sotto attacco, incombe un atteggiamento governativo (almeno di una parte di esso) anti-imprenditoriale. Ma non serve l’autosufficienza alimentare, serve una nuova politica di settore. Le imprese agroalimentari necessitano di una competizione regionale, interregionale e globale, di un approccio selettivo e qualificato che guardi a una dimensione quantomeno mediterranea se non planetaria degli scambi in cui il valore aggiunto della nostra penisola può ancora giocare una partita vincente. E c’è un precedente incoraggiante. Lo scandalo del vino al metanolo fu l’occasione per la riconversione dell’intero settore vitivinicolo. Dobbiamo giocare la stessa partita vincente per l’intero comparto alimentare italiano» Qui per consultare la versione cartacea dell’articolo. Qui per la versione online: http://www.ilgiornale.it/news/chimera-chiamata-sovranismo-alimentare-1694045.html (14 maggio 2019)

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Emergenza rifiuti e incendio Tmb Rocca Cencia. Prof. Francesco Bruno a Tgcom24

Il professor Francesco Bruno, docente di diritto ambientale presso l‘Università Campus Bio-Medico di Roma e partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, intervistato da TGCOM24 sull’emergenza rifiuti nella Capitale, aggravata dall’incidente che ha coinvolto l’impianto di trattamento rifiuti di Rocca Cencia. (26/03/2019)

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